Colori e forme di un mondo desiderato e perduto con presagi.
Vittorio Sgarbi
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Luigi Baldacci nasce a Pescara il 27 Gennaio 1937. Negli anni cinquanta inizia a dipingere non sorretto da una vera e propria formazione professionale o comunque scolastica. E’ un pittore autodidatta e la sua mano non conosce gli insegnamenti del disegno, le tecniche della prospettiva o quella delle ombre. I suoi studi fatti su carta, su legno, dove era possibile, pur di risparmiare, esprimono un linguaggio pittorico molto semplice e sulle tele che dipinge riporta le immagini della vita quotidiana o delle persone più care (Foto 1).
Foto 1 - "Nonna Almerinda"
Negli anni sessanta viene attratto da un mondo di mistero e scopre una nuova dimensione dello spirito umano, quella cioè dell’inconscio. Riproduce così, in una sorta di fusione tra realtà e sogno, i racconti, i miti e le leggende d’Abruzzo: "Gatto tra amanti", "Catene del ricordo","La fontana",> "Il ratto dei tre", (Foto 2), ecc.
Foto 2 - "Il ratto dei tre"
Le immagini, le emozioni e le percezioni sono definite in modo surreale e sono legate al pensiero Freudiano. Accostandosi in modo inconsapevole alla dottrina aristotelica, studia le realtà fisiche che gli stanno attorno e si occupa di quelle più distanti da lui, spingendosi nel campo della metafisica e percependo le realtà trascendenti. Dipinge quindi "I vitelloni" che appaiono come personaggi simili a manichini abbandonati in una scena immobile senza tempo (Foto 3).

Foto 3 - "I Vitelloni"

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