“La strada della luce” della scrittrice Maria Gemma Pellicciotta: pur avendo infatti l’impianto generale dell’autobiografia, appare così complessa nella sua
struttura, così aperta a tante suggestioni, che è difficile imbrigliarla in una definizione.
Il racconto parte con la prima infanzia della protagonista, nell’immediato dopoguerra, e già dalle prime pagine ci fornisce una suggestiva chiave interpre- tativa per ciò che segue.
Se la ricerca dell’identità da parte della protagonista costituisce il fulcro della prima parte del romanzo, l’incontro con Luigi Baldacci, destinato a diventare il marito di Maria Gemma, imprime un netto cambiamento alla narrazione. L’uomo, ma soprattutto l’artista, si impone nelle pagine che seguono con la sua personalità, le sue sperimentazioni e la sua originalità, al punto che la protago- nista si fa da parte per lasciare che a campeggiare sia proprio la figura di Balda- cci alla cui arte viene reso un appassionato omaggio.
Il tono del romanzo cambia con la materia narrata e spesso da oggettivo si fa lirico, con la presenza di numerose poesie, una per ogni paragrafo, che conferi- scono alla struttura l’andamento del prosimetrum. Con uno stile piano e musi- cale i versi dell’autore Luigi Perroni colgono di volta in volta gli aspetti più significativi della narrazione cui fanno come da contrappunto musicale.

 

di Giuliana Marrone

 

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