incubatio_luigi_baldacci

L’INCUBATIO, il quadro di Luigi Baldacci, nasce dopo una passeggiata meravigliosa alle Pastine, un luogo di ritrovamenti archeologici di notevole importanza, nei pressi di Civitaluparella, in provincia di Chieti, grazie alle esplorazioni di Aurelio Manzi in collaborazione con il Prof. Tomaso Di Fraia docente del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa.

Le emozioni particolari che Baldacci prova quel giorno lo coinvolgono e lo trasportano in un mondo passato, quasi a rivivere una vita trascorsa tanto tempo fa. Trascinato da una forza extrasensoriale percepisce l’invisibile e vede, nella roccia che gli è di fronte, quella alla cui base è posto il letto di pietra dove gli archeologi e gli studiosi ipotizzano si svolgessero pratiche rituali dell’incubatio, una sequela di figure raffiguranti strani volti tra cui quello di una donna piangente ben distinta, che vediamo nel quadro in alto a destra e che immediatamente accomuna alla leggendaria Dea Maja da cui la Maiella prese il nome.

Sente inoltre lo scorrere vivace dell’acqua, come scendesse dalla montagna. Tra sogno e realtà, la magia delle Pastine, dove ipotizza anche la presenza di un antico tempio e di una necropoli, Baldacci la riporta sulla tela. La disegna e poi la colora con l’acrilico a piccoli punti, quasi a ricreare il pointillisme degli impressionisti di un tempo per dare la libertà all’occhio del visitatore di creare le tinte intermedie.

Così racconta la storia di Civitaluparella, tra simboli emblemi e metafore, come la lucerna, i cerchi e le sfere, nella preistoria e nell’epoca delle guerre italiche, quando era dominata da Caldora fino ad oggi, per arricchire la storia dell’Abruzzo.

Maria Gemma Pellicciotta

www.mariapellicciotta.it

di Maria Pellicciotta

Vittorio Sgarbi venne ad una mostra di Luigi Baldacci e scrisse su una locandina questa frase: “Colori e forme di un mondo desiderato e perduto con presagi”.
Successivamente Baldacci realizzò un quadro in onore del Prof. Vittorio Sgarbi.

 

di Ermete Pellicciotta

Nella cittadina di Bomba (Chieti), il 2 giugno 2019, Antonietta CICCHINI, Presidentessa della Pro Loco locale, in occasione della Giornata Nazionale delle Pro Loco di tutta Italia, ha organizzato una interessante manifestazione enogastronomica e artistica per favorire, accrescere, valorizzare e non far smemorare nel tempo la storia, le tradizioni, l’arte, i panorami d’Abruzzo.
Bomba è la Patria di Silvio SPAVENTA, fratello del filosofo Bertrando. Silvio fu precettore dei figli del magistrato Croce, nonno del grande filosofo Benedetto, e fu politicamente orientato verso il pensiero liberale, difensore di una giustizia imparziale e di un governo forte, ma non autoritario che tuteli la libertà dei cittadini. Fu condannato dal Governo borbonico napoletano alla pena di morte, mutata in ergastolo e poi in esilio perpetuo. Ebbe funerali di Stato e ora riposa al Verano di Roma.
Bomba si affaccia sul grande Lago omonimo, alimentato dalle acque del Sangro, ed è meta di un moderno e convinto turismo. Nella cittadina è stato predisposto un percorso culturale-gastronomico-artistico e sono state esposte venti tele del pittore Luigi BALDACCI, di cui continuiamo a piangere la scomparsa recente.
Le pitture sono state prese in prestito dal Museo civico di ATELETA. Ogni dipinto si riferisce ad un paese della Val di Sangro, in Abruzzo. Questi paesi sono stati raccontati con scorrevole e accattivante semplicità dal prof. Raffaele PELLICCIOTTA, in un piccolo libro, illustrato sempre dal Baldacci. L’Autore, accanto alle ipotesi etimologiche sul nome di ogni paese, ne descrive con correttezza e sapiente capacità di sintesi la toponomastica, i punti salienti delle bellezze paesaggistiche e geografiche, delle tradizioni e della storia. È un libro della memoria ma anche della conoscenza per le giovani generazioni, ormai distratte e disincantate dalla tecnologia moderna. Ad esempio, fa la storia del nome Sangro, il fiume che da secoli irriga, disseta, la nostra Valle; grazie ad una possente diga, oggi produce e distribuisce in larghe zone l’energia elettrica. Il nome deriva da Saros, che nel linguaggio dei Sabini significa “Sangue”, per il fatto che in alcune stagioni acquista un colore rossastro, probabilmente dovuto alla sabbia ferrosa delle nostre arenarie. Il Sangro dà il nome ad una TORINO (di SANGRO)… abruzzese (paese collinare e marino), per distinguerla da quella piemontese. Così parla di FOSSACESIA, ridente cittadina che conserva una spettacolare Abbazia dell’anno mille, e gode di un nutrito turismo estivo, sulle rive del Golfo di Venere, e fa sapere l’etimologia del nome: Fossacesia “sorge su una zona pianeggiante alla sommità di una collina… e il termine “Fossa” non si riferisce ad un avvallamento, che non c’è, ma ha il significato di “limite”, zona limitata circoscritta, come appare la cittadina appena la si raggiunge sulla sua collina. E “cesia” sarebbe riferito a “caeca”, probabilmente inteso come “popolo” caeco, boemo, dal quale si sarebbe staccato un gruppo di esuli che è emigrato in Italia.
Il pittore Baldacci sulla falsa riga di questi aspetti paesaggistici e di notizie culturali-storiche- mitologiche di ogni paese-cittadina, ha dipinto i venti quadri, che appartengono al Museo di Ateleta, e che sono stati esposti a Bomba.
In ogni tela il pittore descrive con una personalissima tecnica coloristica e prospettica, le caratteristiche architettoniche, panoramiche, geografiche, culturali e storiche, dei paesi o cittadine, che da secoli abbelliscono la Valle del Sangro. Ecco Bomba, le cui case si svolgono lungo due direzioni prospettiche, in profondità e in altezza. La profondità emerge da piani orizzontali che descrivono la maggiore attrazione turistica della zona, il Lago di Bomba, sintetizzato nelle stilizzate gradazioni cromatiche del blu. Dal blu scuro, in primo piano, all’azzurro, al celestino, fino al bianco lontanissimo, là dove il lago si fa abbracciare dalle montagne della Maiella. È la prospettiva basata sul colore, secondo un canone stabilito e attuato da Leonardo da Vinci. Baldacci ha fatto sue quelle indicazioni e le ha interpretate, non secondo un’arte figurativa, ma stilizzata, geometrica, forse impressionistica. La prospettiva che si svolge in altezza è dimostrabile nella successione piramidale delle abitazioni di Bomba. Essa si armonizza con la prospettiva di profondità, espressa dalle forme rettangolari delle abitazioni, fino ad acquistare una dolce armonia, forse suggerita dalla serenità vasta e silenziosa del lago sottostante. Interessante è la trovata, sia dei pini dai colori estivi e autunnali al tempo stesso, distribuiti tra le case con armonico disordine; sia delle finestre che sembrano perle ornamentali o piccoli occhi rivolti verso lo spettatore. Potremmo parlare di astrattismo geometrico, per quelle linee rette che si svolgono in diverse direzioni, e compongono le schede rettangolari in cui si susseguono disegni simbolici. Questo simbolismo tutto da studiare e da interpretare si collega bene ad un astrattismo lirico. Ed ecco un cappello tipico dei pastori o dei briganti abruzzesi; ecco immagini di ali spiegate; di una vela al vento; di una porta improbabile posta sulla cima della collina. A queste forme si contrappone il realismo di un uccello su un ramo stilizzato, mentre guarda pensieroso il paesaggio. Voler inquadrare la pittura di Baldacci in una scuola ben definita è difficile. Impressionismo? Espressionismo? Astrattismo? Direi che tutto è filtrato e ricomposto da un personalissimo modo di interpretare la natura e il mondo. Le tele sono state esposte lungo tutto il percorso artistico-enogastronomico, nel cortile del Museo Etnologico di Bomba. Il mondo vissuto dal grande politico e il mondo pittorico del Baldacci si sono sovrapposti in una esatta armonizzazione di contenuti e di principi fondati sulla libertà del pensiero, e sul progresso culturale, sociale, artistico. Vittorio SGARBI ha bene sintetizzato questa inaspettata simbiosi con un pensiero espresso diversi anni fa dinanzi alle tele del Baldacci: “Colori e forme di un mondo desiderato e perduto con presagi”.
Hanno presenziato alla manifestazione le autorità ed i Sindaci di diversi paesi della Valle. La mostra è stata allestita e curata dalla Dottoressa Marta CICCHINI, organizzatrice di tutto. La critica d’Arte, dottoressa Marta CICCHINI ha curato ed illustrato le tele esposte. Nelle stanze della casa del patriota Silvio Spaventa si sono succedute le presentazioni, i saluti, i ringraziamenti per il riuscito convegno. Ha parlato il Sindaco di Bomba, la moglie del pittore, Maria PELLICCIOTTA, molto commossa perché coinvolta in prima persona, per il successo attribuito al marito, scomparso non molto tempo fa. Il figlio, architetto Alberto BALDACCI, ha apportato il suo ottimo contributo di professionista, esperto, alla riuscita della Mostra, collegando la bellezza delle tele, all’accattivante e piacevole contenuto dellibro del nonno Raffaele PELLICCIOTTA, dedicato ai paesi sangrini del nostro Abruzzo. Inutile sottolineare che la cornice di cortesia, di buonissima accoglienza dei cittadini e delle autorità di Bomba hanno rappresentato il fiore all’occhiello e l’ennesima conferma del cuore abruzzese, aperto alle occasioni che valorizzano la nostra etnia, le nostre tradizioni, l’arte e le sane ideologie dei nostri paesi.

Ermete Pellicciotta